band



Tutto cominciò nel lontano 1972, o forse era nel '34, quando l'allora ventiduenne ma ancora affascinante Dick Bastardly, mentre scontava una condanna per contrabbando di formaggio puzzone, iniziò la sua storia d'amore e violenza con la statuaria Lucy Big Rutto, prorompente guardia carceraria dai modi spicci e dai gorgheggi facili, una donna spensierata in piena crisi mistico - religiosa - economica - amorosa.
I due fuggirono insieme attraverso la campagna trevigiana con la scusa di andare a bere uno spriz, ed è proprio in quelle lande desolate che incontrarono Charlie Vandalo, agricoltore dedito alla coltura di uno strano radicchio verde a sette punte, vegetale di cui i due fuggiaschi sembravano particolarmente ghiotti.
Rassegnato che il raccolto per quell'anno sarebbe andato in fumo visto l'appetito dei due, il povero Charlie decise di unirsi ai galeotti; sapeva che in fondo erano delle brave persone pronte a farsi in quattro, ma soprattutto a farsi, per lui.
Fra i tre "baucchi", così erano soliti chiamarsi per non destare scalpore fra la gente, nacque in effetti una formidabile intesa che però, praticamente, non si manifestò che in qualche partita di briscola giocata assieme al bar del paese, spesso restando ciascuno a casa propria.
Dopo qualche tempo si convinsero che continuare a giocare in tre non era poi così divertente e decisero di trasformare il terzetto (che, facendo bene i conti, se non mi sbaglio, divenne un quartetto, ma prendete il dato con le pinze) inserendo nell'organico, senza che lui venisse mai a scoprirlo, tal Lucky Luciano, un americano vero, di quelli nati in America, fatti e strafatti in America, morti in America, un uomo ambizioso che aveva deciso di cercar fortuna qui da noi nel campo dei tessuti, più esattamente del pizzo, e successivamente in quello dell'attività fisica, con gli estensori, o forse erano estorsori.
I quattro si intendevano a meraviglia anche se non si frequentarono per i primi sette anni, ma non importava, ciò che contava era l'intesa, la sinergia, l'affiatamento, il fiato.
Era quella l'epoca delle sale cinematografiche invase dalla coppia Spencer-Hill e anche i nostri impavidi quattro volevano fra le file un tipo pronto a fare cazzottate con chiunque, uno di quegli omacci capaci di mangiare pollo e fagioli alla texana ad ogni ora; chi dunque se non Steve Giggione, stimato meccanico dentista e santone della valle, specializzato nell'immolare il molare con la mola.


A questo punto ci starebbe bene un attimo di assestamento, una pausa di riflessione e magari pure un riflettore visto che la storia si fa sempre più buia, ma non c'è tempo perchè la banda incontra casualmente, dopo aver fissato un appuntamento, Johnny Roito, celeberrimo casanova del medio Piave, contornato da una marea, due punto e sette panda di splendide ragazze pronte ad ogni cosa, ma proprio ad ogni cosa, pur di vedere il loro uomo soddisfatto.
I cinque, facendo proprio il proverbio "donne e motori, gioie dei paesi tuoi", intuirono i benefici di un'intesa con il Roito e così lo vollero con loro. Sorse così, ma forse è più bello sorgette, la F.I.A.T (Facciamo Invidia A Tutti), una società dedita al riciclaggio di materiale così sporco che a volte c'era persino bisogno del prelavaggio e pure di Nonna Ace con la sua ammoniaca pur di ottenere un risultato splendente.
Ma venne la crisi degli anni '70, o forse era quella del '29, e mentre tutti pensavano che l'unica soluzione fosse entrare nel tunnel della droga o in quello delle elezioni presidenziali per salvare il carrozzone, la contemporanea apertura dei manicomi porta loro l'individuo della svolta: Jimmy Cappone, pericoloso ed efferato killer seriale psicopatico e schizzato, ma dotato di uno splendido senso dello humour e di un raggiante sorriso.


Entrano così nel mondo della musica e capiscono che possono sfondare, anche grazie al leggendario e onnipresente Ennio Melomozzi, produttore di dischi e articoli per boscaioli.
Tutto sembra andare per il verso giusto tranne che per la scelta degli strumenti, assai problematica per i nostri magnifici sette, in quanto tutti erano polistrumentisti e tutti volevano suonare almeno tre strumenti contemporaneamente. Solo grazie all'intuito di quel navigato di Melomozzi che fece notare che nel furgone ci stavano soltanto due ocarine, uno scacciapensieri e due casse di birra, le cose si sistemarono. Venne infatti deciso di lasciare a casa le ocarine e lo scacciapensieri che forse così ci stavano un altro po' di birrette.
Dopo un solo mese di concerti negli autogrill e nelle sagre, eccoli a San Siro per un tutto esaurito di 7 ore di memorabile concerto strumentale, concerto del quale i parrocchiani ancora oggi si ricordano almeno il costo del biglietto, 3 milioni e mezzo l'uno.
Visto il picco dei suicidi giovanili perfettamente coincidente con l'andazzo dei loro concerti, decisero di trovarsi un capro espiatorio, un vero leader pronto a prendersi tutte le responsabilità del caso; la scelta ricadde sull'autista del furgone, tal Sam Domitillo, visto che in quel momento si trovava lì con loro.
E' l'apoteosi: dopo aver aperto e chiuso Woodstock il gruppo ricevette due proposte di lavoro interinale e una di lavoro intestinale colpevolmente rifiutate dal manager Melomozzi che, ubriaco marcio come al solito, aveva scambiato i contratti per le solite cambiali. La band ci rimase male e, di comune accordo, un la minore settima per l'esattezza, si decise l’abbandono del mondo della musica, un mondo che li aveva visti autentici protagonisti mondiali per sette o forse addirittura 8 minuti circa.


Ma nel 2000 c'è il sorprendente ritorno, naturalmente per soldi; e sono ancora più bravi, più belli, più "baucchi" che mai. Decidono finalmente di darsi un nome, si opta per "NeuroDisney Band": il "neuro" è per il passato burrascoso di Jimmy, il "disney" invece per la comune passione che li lega a certi tipi di "cartoni", mentre il "band" è per ricordarsi che sono musicisti. Da allora fino ai giorni nostri è un autentico tripudio ogni loro apparizione pubblica, concerto o processo che sia; c'è chi li vorrebbe candidare al Nobel, chi addirittura chiede loro un autografo, chi li vorrebbe come amanti delle proprie fidanzate...
Ma i Neuro sono rimasti i soliti, gente semplice con i piedi per terra, la testa fra le nuvole, le dita nel naso e gli occhi posati sulle belle donne... Preferiscono non parlare di questa loro triste storia, ma solo perchè non se la ricordano.

 

 

sam

charlie

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jimmy

johnny